Quella di oggi è una data importante... Il 24 maggio 1915, infatti, il nostro paese entrava ufficialmente in quell'immenso spartiacque che fu la Prima Guerra Mondiale.
Cosa ci rimane oggi, a cent'anni da quel giorno? Quali le conseguenze di questo conflitto che fu, da un certo punto di vista, l'ultima guerra del passato e la prima guerra moderna?
Proveremo a raccontarlo sabato 30 maggio, alle 21, sotto l'ala del Mercato Coperto a Condove, in Piazza I Maggio, nell'ambito delle celebrazioni del centenario organizzate dall'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Condove-Borgone.
Titolo dello spettacolo: Ho lasciato la Mamma mia: frammenti e fotografie dalla Grande Guerra. Scritto da Alberto Borgatta, con l'appoggio di tutto il gruppo, oltre che del nostro team di lavoro preferito: Sillabe di Sale Editore e Associazione Culturale Sentieri d'Arte.
Nei prossimi giorni vi racconteremo qualcosa in più: per il momento segnatevi la data! Vi aspettiamo!
Promettevamo molte iniziative per aprile, e così sarà. Ma non solo musicali!
Insieme a Associazione Culturale Sentieri d'Arte e Sillabe di Sale Editore, con cui ormai siamo fianco a fianco nella promozione e nella realizzazione di eventi simili, parteciperemo a livello di organizzazione alla seconda edizione di una rassegna sicuramente importante per Condove: la Primavera Condovese.
Cos'è la Primavera Condovese? Si tratta di un periodo di un mese, dall'11 di aprile al 9 di maggio, in cui si cercherà di risvegliare la Condove artistica con concerti, presentazioni di libri e mostre d'arte, coinvolgendo i principali "poli" culturali, ovvero la Chiesa di San Rocco, la Biblioteca comunale, il Museo della Resistenza e il Salone Parrocchiale, oltre ovviamente agli spazi aperti.
Anche la presentazione di Hellequin rientra nel calendario, così come eventi patrocinati da numerosi enti e associazioni che collaborano con noi, come, ovviamente, Comune di Condove e poi Pro Loco, Associazione Commercianti, Parrocchia di San Pietro in Vincoli, A.N.P.I. sez. Condove-Caprie ed altri ancora.
Noi, dal canto nostro, aiuteremo certamente per quanto riguarda l'aspetto musicale, ma non solo. Per una volta, proveremo a star dietro le quinte. Speriamo di far bene. Insomma, un'altra avventura!
Ci sembra comunque assolutamente doveroso, dopo aver postato la locandina dell'evento di sabato 7, postare anche quella dedicata all'evento di domenica, dove parteciperemo, alle 15.30, alla presentazione del libro di Giulia Bonaudo La scuola, il libro e il moschetto con il nostro repertorio di canti partigiani, arricchiti con qualche piccola sorpresa.
Eccola qui! Noi vi aspettiamo per questo weekend insieme!
Promettevamo nuovi spettacoli, vi dicevamo di tenervi liberi la mattina di sabato 7 marzo... E ora vi spieghiamo perchè!
La nostra collaborazione con l'Associazione Culturale Sentieri d'Arte e con Sillabe di Sale Editore, dopo gli eventi con cui abbiamo aperto quest'anno continua, come si suol dire, a gonfie vele. E, allo stesso modo, continua anche la nostra volontà, con questa nuova denominazione che ci piace tanto di Gruppo Musicale Teatrale B and B&B, di lavorare sul territorio di Condove e promuovere non solo spettacolo, ma anche cultura.
Proprio con questo spirito, nasce il cameo che porteremo in scena, appunto, sabato 7 marzo alle ore 11 presso il Salone della Biblioteca di Condove, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, a inaugurare una mostra fotografica che sarà visitabile tutto il weekend.
Sarà uno spettacolo diverso dai nostri standard, dove cercheremo di esprimere al meglio questo nostro nuovo spirito. Spirito che stiamo trasferendo anche sul duro lavoro di conclusione di Hellequin, che vuole proprio essere una fusione di musica e teatro. Un lavoro che continua: ecco il nostro quinto piccolo assaggio!
Presto, pubblicheremo maggiori informazioni su quel che accadrà sabato prossimo... in ogni caso, non prendete impegni!
A una settimana dal nostro ultimo spettacolo, è ora di ricominciare a pensare al futuro. Con un occhio diverso e nuovo.
Serate come quella dello scorso martedì, infatti, permettono di modificare le proprie idee: perchè, con tutti i nostri limiti, è bello sapere di esser riusciti a realizzare qualcosa che è andato ben oltre un progetto di cover, ovvero l'idea che avevamo in mente quando siamo nati.
Mario Tonini ci ha definiti gruppo musicale teatrale, e cercheremo di continuare a onorare questa definizione anche nei nostri prossimi spettacoli. E, perchè no, anche riprendendo progetti messi in piedi lo scorso anno che, come è ovvio e giusto che sia, devono continuare a crescere con noi.
Questo sarà lo spirito che accompagnerà il nostro prossimo percorso. E, di fianco alle novità, perchè faremo in modo che ci siano tante novità, magari si rivedranno idee come Chi "Vespa" non mangia le mele e Paese di Poeti, Paese di Cantori. Da cui, tra l'altro, è tratto questo video, che vogliamo regalarvi come promessa.
A brevissimo arriveranno le prime info; voi continuate a seguirci.
Dell'importanza della Giornata della Memoria e del suo significato sicuramente oggi si parlerà nelle sedi più disparate. Ecco, allora, che possono essere esaurienti al di là di ogni altra parola quelle, durissime, contenute in una delle più grandi testimonianze che possiamo avere sull'Olocausto.
L'incipit di Se questo è un uomo, di Primo Levi, non ha bisogno di ulteriori introduzioni.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Per chi volesse seguirci, stasera tenteremo di tributare il merito alla Memoria a Condove, al Salone Parrocchiale, alle ore 21, insieme a Associazione Culturale Sentieri d'Arte e Sillabe di Sale Editore. Sul palco a darci una mano ci saranno anche Roberta Morra e Cristiana Ariotti.
Pochi giorni fa, scrivendo il nostro ultimo post, vi abbiamo detto che, dopo aver condiviso con tutti voi alcuni video "di repertorio" saremmo tornati con delle novità... E' il momento di svelarvele!
Il prossimo martedì 27 gennaio cadrà il 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, e in memoria di questo avvenimento verrà celebrata anche a Condove la Giornata della Memoria delle vittime della Shoah.
Teatro dell'evento, il Salone Parrocchiale (che si chiamerà così ancora per poco, e vi spiegherò perchè, ma non voglio andare off-topic). Dalle ore 21 andrà in scena la premiazione del concorso letterario Non si pagava il biglietto, che raccoglie poesie e racconti brevi a opera dei ragazzi delle scuole medie di Condove e Susa.
Prima della premiazione, porteremo in scena uno spettacolo in tributo e memoria ai caduti della Shoah, scritto da Alberto insieme a Piero Partiti, con la collaborazione dell'Associazione Culturale Sentieri d'Arte e di Sillabe di Sale Editore. Come spesso accade, un grazie va anche ad Anna Pinzuti, che ancora una volta ci ha voluti al suo fianco nella realizzazione di un progetto così stimolante.
Nei prossimi giorni vi anticiperemo qualcosa in più. Per ora, vi lasciamo con la locandina dell'evento, impreziosita dal bellissimo dipinto di Cristina Carnino. Continuate a seguirci!!
Un giorno lessi una frase che mi piacque molto: essa recitava
La tradizione non consiste nel mantenere le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma
A pronunciarla fu un politico francese dell'inizio del secolo scorso, che sarebbe passato alla storia come un grande pacifista, al punto da essere assassinato proprio a causa del suo diniego alla Prima Guerra Mondiale: Jean Jaurès.
Non conosco l'ambito in cui Jaurès pronunciò queste parole, ma le ho sempre ritenute così, avulse, una grande verità. Perchè tutti noi abbiamo una storia ed una tradizione da difendere, e la nostra tradizione in particolare è quella della fetta di mondo che abitiamo, il Piemonte, che è una culla di storia e di folklore della quale spesso ci dimentichiamo o sottovalutiamo.
Ecco perchè, portando in scena il nostro spettacolo Paese di Poeti, Paese di Cantori, dopo aver viaggiato lungo lo stivale facendo tappa nelle grandi città dei cantautori, come Genova e Bologna (non passiamo e ci fermiamo a Napoli solo perchè la lingua partenopea merita un rispetto che non saremmo in grado di regalarle), vogliamo, in questo piccolo "medley di eccellenze", tornare per un istante a casa, qui dove siam nati e cresciuti, fieri del nostro accento e della nostra natura di popolo che, per dirla con Gipo, non ha mai voluto dire come ama e come muore, e che dentro l'anima ha l'assurdo del dovere e dell'onore, anche a costo di crepare.
L'affetto per le proprie radici non è politica nè immobilismo: è semplicemente onorare il proprio retaggio ed amare ciò che si ha intorno, anche per poterlo migliorare.
Ecco quindi il nostro medley, diviso in tre parti: la grande letteratura di Beppe Fenoglio, con il duro incipit del suo romanzo La Malora, quindi un brano tradizionale, Me ideal, eseguito da Silvano Borgatta. Infine, una sorta di testamento ideale dei piemontesi, affidato alla penna del cantore Gipo Farassino.
La mia gente non ha l'estro di cantare, non ha il sole,non ha il mare e nemmeno il buonumore. La mia gente parla poco e ride a stento, e si tiene tutto dentro quando ha voglia di gridare. La mia gente come tutti è andata a scuola, ma non gli han detto una parola della sua civiltà Ma ci dicono che siamo musoni e ci dicono che odiamo i terroni, e ci dicono che siam piemontesi, falsi e cortesi e col naso all'insù. e ci dicono che siam piemontesi, falsi e cortesi e col naso all'insù. La mia gente dentro l'anima ha l'assurdo, del dovere, dell'onore, anche a costo di crepare. La mia gente per orgoglio, per pudore, non ha mai voluto dire come ama e come muore. La mia gente sopra i banchi di una scuola, gli han strappato la sua lingua e la sua dignità. Ma ci dicono che siamo musoni e ci dicono che odiamo i terroni, e ci dicono che siam piemontesi, falsi e cortesi e col naso all'insù. e ci dicono che siam piemontesi, falsi e cortesi e col naso all'insù.
Uno dei generi che da sempre apprezziamo maggiormente è sicuramente il rock progressivo, e in particolare quello nostrano: già nella scaletta del nostro primissimo concerto, quando ancora non ci chiamavamo B and B&B, avevamo voluto lasciare spazio ad alcuni brani di grandi band italiane del genere, sebbene il nostro repertorio fosse quasi del tutto in lingua inglese.
Ma non avevano ancora trovato spazio due brani che, fusi in un medley, ci sono entrati dentro al punto che ci piace suonarli sempre alla fine dei nostri concerti, per salutarvi, per come la pensiamo noi, al meglio.
Uno dei due brani è Il banchetto, della PFM, mentre l'altro, che abbiamo suonato ogni volta che siam saliti su di un palco dall'anno scorso a oggi, è Non mi rompete, del Banco del Mutuo Soccorso... Un piccolo grande capolavoro che merita di essere ascoltato e riascoltato!
Che dire, allora: spazio alla musica... E a presto per grandi news! Continuate a seguirci!
Ogni potere, qualunque esso sia, è destinato a fallire di fronte alla moda. Se la moda dice che le gonne devono essere corte, non si riuscirà ad allungarle nemmeno con la ghigliottina.
A pronunciare queste parole, Benito Mussolini. E, senza velleità politica alcuna, è indubbio che se addirittura un dittatore comprende quanto sia impossibile svincolarsi dalla moda, allora è evidente quanto essa sia determinante per stabilire i nostri ritmi e stili di vita.
Anche per questo è sicuramente lungimirante questo brano di Luigi Tenco datato 1964 in cui, con una sottile e beffarda ironia, il grande cantautore descrive i meccanismi perversi dell'inception, se così si può definire, della moda stessa.
Un Tenco sicuramente meno noto, ma non meno geniale, che ci ha colpiti moltissimo e ci ha spinti a metterci alla prova: ecco il nostro piccolo tributo, tratto dalla data zero di Paese di Poeti, Paese di Cantori, della scorsa estate: La ballata della Moda.
Come già accennato qualche giorno fa, il 2015 sarebbe stato un anno di novità: tra queste, potenzieremo il nostro canale Youtube, cercando di postar video dei nostri concerti con maggior frequenza. Speriamo apprezziate! In ogni caso, grazie a tutti voi che continuate a seguirci!
Era l'autunno e il cameriere Antonio servendo ad un tavolo di grandi industriali sentì decidere che per l'estate prossima sarebbe andata di moda l'acqua blu.
Loro dicevano che bastava fare
una campagna di pubblicità Mettere in ogni bar un po' di bottigliette ed il successo non poteva mancare
Antonio tra se rideva ahahah-ahahah diceva “me ne infischio della moda io bevo solo quello che mi va”
Venne l'inverno e Antonio vide al cinema cortometraggi con bottiglie d'acqua blu fotografie sui muri e sui giornali di belle donne che invitavano a provarla
in primavera già qualcuno la beveva e pure lui un giorno a casa d'un amico dovette berla perché quello imbarazzato gli disse “scusa ma non m'è rimasto altro”
Antonio però rideva ahahah-ahahah diceva “me ne infischio della moda ma in mancanza d'altro bevo quel che c'è”
venne l'estate ed in villeggiatura
Antonio aveva sete e non sapeva cosa bere in ogni bar dove chiedeva un dissetante manco a farlo apposta gli servivano acqua blu
le prime volte lui si era opposto ma poi pensò “chi me lo fa fare” e da quel giorno poco a poco si abituò un mese dopo non beveva altro
Antonio però rideva ahahah-ahahah diceva “me ne infischio della moda ma bevo questa bibita perché mi va”
ora è l'autunno, Antonio è all'ospedale intossicato perché beveva troppo e per servire quel tavolo importante s'è fatto sostituire dall'amico Pasquale
stan decidendo per la prossima moda un pantalone a strisce gialle e nere basterà fare una gran pubblicità farlo indossare da qualche grande attore
Pasquale tra se sorride Ahahaha-ahahah E dice “me ne infischio della moda io porto solo quello che mi va” Ma io vedo già Pasquale Ahahah-ahahah Chissà come starà male Coi pantaloni a strisce gialle e nere
Sembra che sian passati pochi giorni, eppure domenica festeggeremo il nostro primo compleanno. Certo, non con il nostro nome (non avevamo ancora un nome), e nemmeno con la nostra formazione definitiva (eravamo ancora un duo...). Eppure, il seme di tutto quanto è stato piantato quella strana sera del 5 ottobre dello scorso anno. In due, due microfoni e due chitarre acustiche, oppure un'acustica ed una elettrica, e nulla più, a intervallare i concerti di due band rispettivamente hard rock e prog, con ovviamente tutto l'organico (e il sound...!) del caso.
Ancora oggi ci chiediamo cosa ci saltò in testa, eppure rompere il ghiaccio in questo modo regala fiducia. Quella stessa fiducia nelle nostre idee che ci ha spinti a riproporci in altre vesti, e che ci è stata ripagata e con gli interessi da chi, in ambiti diversi, in cornici diverse, in vesti diverse, ci ha ascoltato, ci ha regalato opportunità, ci ha dispensato consigli e critiche. Ecco perchè, a un anno di distanza, ci sembra assurdo riguardare i video del nostro esordio. Perchè ripensiamo al fatto che non avremmo mai immaginato la strada che saremmo riusciti a fare.
Strada che non abbiam certo percorso da soli. Abbiamo avuto tanti sostegni, tanti aiuti, tante persone con le quali ci siam divertiti insieme a tirar fuori qualcosa dal cilindro, a inventarci qualcosa... Vengono in mente la nascita di "Hellequin", l'Inaugurazione del Museo Valsusino della Resistenza, le magiche serate dell'estate di S. Rocco... Tanti tasselli, che stanno componendo il nostro sentiero...
Quindi, un grazie a tutti coloro che ci seguono, ci ascoltano, ci aiutano di volta in volta dal punto di vista logistico, tecnico, organizzativo, o semplicemente con il calore di un applauso. Vi dedichiamo un video da quella prima tappa del Rock'in Toma 2013, da quella fredda e piovosa serata di ottobre di un anno fa... E' sempre bene ricordarsi da dove si parte... Back to the same old place!
Scrivere dopo una serata come quella di sabato non è facile. Non è facile perchè sarebbe scontato cadere nelle consuete banalità in cui si scivola, specialmente quando è ora di ringraziare. Ma ugualmente, il ringraziamento è qualcosa che ci deve essere. Specialmente dopo una serata come quella di sabato.
Chi "Vespa" mangia le mele è stato, e lo sa chi ci ha aiutati in questi giorni o per gli arrangiamenti, o per quanto riguarda le luci, o anche solo le persone con le quali abbiamo parlato e con le quali ci siam scambiati appunti e informazioni, una piccola follia ed una grande emozione.
Piccola follia perchè, nel poco tempo dalla fatidica domanda "Visto che c'è la mostra della Vespa, suonereste qualcosa sul tema?" accompagnata dall'avventata risposta "Certo!" alla sera del concerto, trovare 20 canzoni che potessero essere "sul tema" non è stato certo facile, così come impararle e renderle ascoltabili.
Grande, grandissima emozione, perchè ci ha aiutati a capire quanto siamo cresciuti in nemmeno un anno. E quanto siamo cambiati.
Questo preambolo è necessario per ringraziarvi, e col cuore, perchè suonare è bellissimo, e poterlo fare come se fosse un continuo laboratorio, una continua palestra, e reinventarsi di volta in volta è una possibilità che non tutti hanno. Ed è quella spinta che ci aiuta, di volta in volta, e voler fare sempre di più, a non fermarci.
Proprio a questo proposito, e proprio perchè non abbiamo davvero la minima intenzione di fermarci, ecco qualche nostra iniziativa per il futuro:
Sabato 20 settembre saremo anche noi a Condove in Sintonia, seconda edizione della Festa delle associazioni di Condove, che si terrà nel campo sportivo con ingresso da via Roma. Se non ci trovate sulla locandina, non vi preoccupate: saremo insieme ai nostri amici The Big Money per fare qualche pezzo insieme!
Intanto, continuate a seguirci e a sostenerci! Alla prossima!
Un giorno, Vincenzo Mollica intervistò Fabrizio De Andrè. Passi di questa lunga intervista sono raccolti in uno speciale della Rai che ha come cuore il meraviglioso concerto del grande cantautore genovese al Teatro Brancaccio del 1998, come cornice e presentazione alle canzoni. E tra i tanti, la domanda di Mollica su quale fosse, per Faber, la canzone che meglio lo rappresentasse tra le tante da lui scritte nella sua lunga e meravigliosa carriera. Senza esitare, De Andrè rispose:
Sicuramente Bocca di Rosa.
La storia di questa canzone, incisa per la prima volta in Volume I, nel 1967, è quella di una forestiera, Bocca di Rosa appunto, che, con il suo comportamento molto libertino arriva a sconvolgere la quiete del piccolo paesino di Sant'Ilario (un sobborgo di Genova), al punto da suscitare le ire e le invidie delle donne del paese, che riescono a convincere, su consiglio di una vecchia zitella inacidita, l'ordine costituito a cacciarla dalla città.
La canzone, che prende di mira quella mentalità perbenista, bigotta e chiusa, che nel racconto è propria delle donne della provincia ligure, ma in generale si rivolge al mondo intero, conobbe svariate modifiche e incontrò non pochi ostacoli, per le tematiche a dir poco "spinose", visti i limiti imposti dalla censura dell'epoca. Nel 1967, infatti, il disco Volume I venne stampato una seconda volta, e in questo secondo caso il testo della canzone venne modificato: il paesino di Sant'Ilario divenne il fittizio San Vicario, mentre i versi che citavano
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l'accompagnarono al primo treno
divennero, su "gentile pressione dell'Arma dei Carabinieri", quelli che tutti noi conosciamo, ovvero
Il cuore tenero non è una dote
di cui sian colmi i Carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l'accompagnarono malvolentieri.
Se la storia di Bocca di Rosa sia vera o frutto di finzione, questo non è dato saperlo con certezza. C'è chi pensa, teoria seccamente smentita da Dori Ghezzi e Paolo Villaggio, che di Faber era grande amico, che la "vera" Bocca di Rosa fosse Liliana Tassio, deceduta a Sampierdarena nel 2010, all'età di 88 anni.
Dori Ghezzi, invece, sostiene di aver saputo proprio dal marito che la musa ispiratrice non era genovese, ma una fan, triestina, che gli raccontò la sua storia e lo colpì a tal punto da spingerlo a scrivere la canzone. Ad ascoltare questa teoria, quindi, un fondo di verità l'avrebbe la storia di Maritza, la bella prostituta istriana protagonista della biografia romanzata di Bocca di Rosa nel libro Un destino ridicolo, scritto a quattro mani da Alessandro Gennari e lo stesso Faber, che sarebbe poi divenuto nel 2008 un film diretto da Daniele Costantini e intitolato Amore che vieni, amore che vai...
La verità, probabilmente, come spesso se non sempre accade per questi misteri, non la scopriremo mai, ed i suoi protagonisti ormai non calcano più questa terra. Quel che resta di sicuro è quel capolavoro magico che è, e che sempre sarà, questa canzone immortale:Bocca di Rosa.
La chiamavano bocca di rosa metteva l'amore, metteva l'amore, la chiamavano bocca di rosa metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione nel paesino di Sant'Ilario tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario.
C'è chi l'amore lo fa per noia chi se lo sceglie per professione bocca di rosa né l'uno né l'altro lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie senza indagare se il concupito ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro bocca di rosa si tirò addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino non brillano certo in iniziativa le contromisure fino a quel punto si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie, si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute le apostrofò con parole argute: "il furto d'amore sarà punito- disse- dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario e dissero senza parafrasare: "quella schifosa ha già troppi clienti più di un consorzio alimentare".
E arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi con i pennacchi e arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi. Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri Alla stazione c'erano tutti dal commissario al sagrestano alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco senza pretese, senza pretese, a salutare chi per un poco portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo con una scritta nera diceva "Addio bocca di rosa con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva molta più gente di quando partiva chi mandò un bacio, chi gettò un fiore chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza fra un miserere e un'estrema unzione il bene effimero della bellezza la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila e bocca di rosa poco lontano si porta a spasso per il paese l'amore sacro e l'amor profano.
Il prossimo 13 settembre, alle ore 21, torneremo in scena a Condove, nella Chiesa di San Rocco in Via Cesare Battisti, con Chi "Vespa" mangia le mele, spettacolo di musica in Vespa e non solo, per dare il nostro contributo all'inaugurazione della mostra d'arte a cura di Associazione Culturale Sillabe di Sale e Tina Masoero Vespa Evolution.
E da Condove, che domenica 14 sarà teatro del Raduno Nazionale Vespa, partiremo, come al solito nei nostri concerti, per un viaggio... Che come protagonista avrà il mitico ciclomotore Piaggio, e non tanto la sua storia, ma piuttosto, come succede per tutte le icone, quella delle conseguenze a cui questa simpatica due-ruote ha portato... La Vespa come boom economico, la Vespa di Vacanze Romane, la Vespa con la quale correre una Parigi-Dakar, oppure girare il mondo... Insomma, la Vespa come viaggio nella cultura e nelle culture, come mezzo di trasporto di un'intera epoca... E il viaggio non si ferma qui... Ogni tanto scenderemo dalle nostre Vespe e curioseremo un po', perchè curiosare non guasta mai, anche quello che ci offre il panorama al di là del guard rail...
Sabato 13 settembre, quindi, vi aspettiamo per viaggiare con noi... e, come diceva quello spot, ricordate:
Chi "Vespa" mangia le mele, chi non "Vespa" no... Un morso alla mela, un vroom alla Vespa... Un vroom alla Vespa... e lasciati indietro tutti quelli senza fantasia...